Marianna Ferrara: la storia di un talento con i piedi per terra

Marianna Ferrara nata nella provincia di Salerno a soli diciotto anni gioca nella serie A1 di Pallavolo femminile italiana. Nata e cresciuta a Salerno ha cambiato spesso residenza per inseguire il sogno di pallavolista. Attualmente vive a Casalmaggiore in provincia di Cremona, ma ha deciso di studiare all’università di Salerno pur di non rinnegare le sue origini.

Marianna in quale team giochi e qual è l’ultimo titolo vinto dalla tua squadra?
“Questa stagione giocherò, come attaccante, con la VBC Pallavolo Rosa Casalmaggiore, o come la conoscono tutti la “Pomì”, che reduce da uno scudetto della stagione passata, ha appena vinto la Supercoppa italiana, nella partita disputata contro la Igor Novara il 10 di ottobre. Il presidente della Pomì è Massimo Boselli e l’allenatore Massimo Barbolini.”

A che età ti sei avvicinata alla pallavolo, che tipo di approccio hai avuto con questa disciplina e cosa consiglieresti a chi volesse avvicinarsi a questo sport?
“Premetto che la pallavolo ha sempre fatto parte della mia vita, fin da prima che nascessi, così si sono infatti conosciuti i miei genitori, mio padre un allenatore e mia madre una giocatrice. Sono cresciuta in una palestra, non metaforicamente, l’ho fatto davvero. Ho anche praticato altri sport da bambina, prima di canalizzare la mia attenzione sulla pallavolo. A coloro che vogliono avvicinarsi a questo, come a qualsiasi altro sport, posso dire per esperienza che la passione deve essere la forza motrice, che intraprendere una carriera sportiva non è facile come si potrebbe pensare, che i sacrifici sono tanti, ma le soddisfazioni ancora di più, che non bisogna mai arrendersi ne lasciarsi abbattere dalle difficoltà, e che grazie a queste possono essere superati i limiti che noi stessi o gli altri ci hanno imposto.”

Quanto hanno influito i genitori sulle scelte nell’attività sportiva?
“Verrebbe naturale pensare che i miei genitori abbiano influito pesantemente sulle mie scelte sportive e non, ma non è così. Sono sì nell’ambiente pallavolistico ma non hanno mai esercitato alcun tipo di pressione su di me, hanno sempre appoggiato qualsiasi scelta io abbia fatto, mi hanno sostenuta e incoraggiata e soprattutto hanno sempre creduto in me, e continuano a farlo, ma probabilmente l’avrebbero fatto anche se avessi scelto di fare non so, la ballerina, o almeno lo spero.”

Quante volte a settimana ti alleni?
“Mi alleno praticamente tutti i giorni, due volte al giorno. Diciamo che in una settimana tipo ci sono nove allenamenti più una partita.”

Come è il tuo rapporto con la squadra e l’allenatore?
“Diciamo che quest’anno non sarà come tutti gli altri: è il mio primo anno di A1, la massima categoria, di conseguenza per me che ero abituata a giocare con ragazze della mia età è stato un cambiamento notevole. Fa un certo effetto entrare in palestra e trovarsi davanti giocatrici che fino a non molto tempo fa guardavo in TV. Diciamo che dopo un primo momento di disorientamento in cui non riuscivo a realizzare a pieno ciò che stava accadendo, le cose sono andate sempre migliorando. Sono contenta e onorata di essere in questo gruppo, sono tutte delle grandissime giocatrici dalle quali potrò imparare molto, ma sono anche delle “grandi” fuori dai diciotto metri del campo. Stesso discorso vale anche per l’allenatore, Barbolini è uno dei migliori non solo sul mercato nazionale, ed è un privilegio essere allenata da lui.”

Cosa si prova a vincere un titolo importante?
“Partiamo dal presupposto che vincere sia sempre bello! Prima di quest’anno avevo vinto già tre titoli nazionali con le giovanili di Orago e Villa Cortese, ma la Supercoppa è stata tutta un’altra storia. Mi sono finalmente resa conto che sono cresciuta, che non sono più una bambina, e che da adesso in poi la strada non sarà facile, ma che se lo voglio davvero posso raggiungere i miei obiettivi. Tuttavia i titoli e i premi importanti spronano a migliorare e a migliorarsi, perché come nella vita si può sempre imparare, si può anche sempre fare meglio.”

Ti ricordi le prime emozioni cosa vuoi svelarci :Prima squadra, primo allenatore, prime trasferte?
“Il primo allenatore è stato mio padre e la prima partita agonistica l’ho giocata quando avevo dieci anni in Prima Divisione, anche lì ero la più piccola, ma non ricordo di essere mai stata emozionata o nervosa prima di una gara, forse perché con l’incoscienza dell’età giocavo perché era una cosa che mi veniva naturale, come correre o saltare. E anche se non sono una persona ansiosa col passare del tempo e soprattutto con il salire delle categorie, ho iniziato a sentire la pressione, forse anche perché ad un certo punto aumentano le aspettative. E la paura di deluderle è sempre tanta. “

La tua giocatrice preferita ai mondiali?
“Devo ammettere che ho sempre avuto un solo vero idolo pallavolisticamente parlando: Francesca Piccinini. E che dire, ora giochiamo insieme.”

Qual è l’emozione più grande provata? Descrivila …
“Ho giocato davvero tante partite, e ho avuto delle gran belle soddisfazioni con lo sport, ma devo ammettere che niente può essere paragonato a quando mia mamma quest’estate mi ha detto, così di punto in bianco, che lei e mio papà erano orgogliosi di me, non solo per l’atleta o la studentessa, ma per la donna che stavo diventando. E credo che rendere i propri genitori orgogliosi sia motivo di grande emozione per tutti i figli.”

La tua giornata tipo ….
“La giornata tipo di questi ultimi mesi: mi sveglio verso le 9:00, faccio colazione, rifaccio il letto, mi preparo per allenamento, il tutto rigorosamente con la radio accesa, finito allenamento torno a casa e cucino (ho scoperto che mi piace e che non sono poi così male), mangio, metto un po’ a posto casa, leggo un libro o se ho da studiare ne approfitto, di nuovo allenamento nel pomeriggio, ritorno a casa, cucino di nuovo, mangio, e dopo aver fatto i piatti vedo un film, o leggo, o dipende cosa si organizza anche con le altre ragazze della squadra.”

Quali sono i tuoi hobby?
“Ho una passione sconfinata per la lettura, leggo davvero tanto, e anche studiare non mi dispiace, per quanto mi costi ammetterlo in quanto studente, adoro imparare nuove cose. E mi piace scrivere quasi quanto leggere.”

Secondo te perché il calcio sovrasta il volley?
“ Il calcio sovrasta lo sport in generale. I giornali o i telegiornali sportivi trattano per il 99.9% unicamente di calcio, ed è quasi difficile credere che ce ne siano altri. Il punto è che nel calcio girano soldi, e se si hanno i soldi si ha la visibilità, la visibilità porta seguaci, e i seguaci si sa portano soldi, e così il cerchio si chiude. Sopravvalutato o meno che sia, il calcio non è l’unico sport esistente e degno di nota, basterebbe ricordare questo.”

Il tuo motto preferito?
“L’ansia è la ruggine dell’anima.”

A chi vorresti ringraziare ?
“Avrei una lista di ringraziamenti lunga quanto la Divina Commedia, quindi in breve vorrei ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutata a crescere, tutti nessuno escluso, perché sono convinta che alcune delle lezioni più importanti arrivino dopo una sconfitta o una delusione; vorrei ringraziare chi mi ha aiutato ad arrivare qui dove sono ora, chi con un consiglio, chi con una strigliata e chi semplicemente con un sorriso; ma i ringraziamenti più grandi vanno alla mia famiglia e ai miei amici, quelli veri, che prima di supportarmi mi sopportano, e non è facile lo ammetto.”

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